Analisi Semiotica Episodio di Bones 4×26 (3)

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3. L’episodio 4×26 “The end in the beginning”

Sebbene questo episodio sia stato sceneggiato dal creatore della serie in persona, Hart Hanson, e diretto dal regista principale nonchè produttore esecutivo, Ian Toynton, stilisticamente si differenzia nettamente dal resto della serie, in quanto, ad oggi, rimane ancora il suo unico episodio “AU”, con tutto ciò che questo comporta (ambientazione differente, marcata autoreferenzialità, narrazione non lineare, ecc.).

Ho deciso di analizzare a fondo soltanto due sequenze chiave dell’episodio, quella iniziale e quella finale, perché reputo che siano non solo le più significative, ma che -da sole- siano sufficienti a trovare la giusta chiave di lettura anche per tutte le altre.

3.1 La sequenza iniziale

L’episodio inizia con un’assolvenza dal nero che rivela il dettaglio di un letto rivestito da chiare lenzuola, in un ambiente soffusamente illuminato.
Seguendo le pieghe del lenzuolo, la telecamera svela progressivamente la scena: un uomo, di cui si intravedono le spalle e la schiena scoperti dal lenzuolo, sta dormendo in questo letto; non sappiamo chi sia perchè, disteso su un fianco, volge le spalle alla telecamera.
Accanto a lui, sul comodino, vi sono una radiosveglia che segna le 4:47 e una abbat-jour accesa, fonte della tenue illuminazione della stanza.

Mentre la telecamera compie questo lento movimento di scoperta dello spazio, una voce fuori campo, sostenuta da un lieve accompagnamento strumentale, commenta:

«People say you only live once…»

L’ambiente, seppur non eccessivamente esplorabile per via della luce fioca, non sembra essere uno di quelli ricorrenti nella serie e sebbene l’identità dell’uomo ci venga appositamente tenuta nascosta, questo non ci insospettisce più di tanto: anche lo spettatore meno costante, infatti, sa che gli episodi di Bones si aprono quasi sempre con il ritrovamento del cadavere di turno, perciò questa potrebbe essere una delle aperture standard.
L’unico elemento che apparentemente “stona” con questa teoria è la voce fuori campo: mai prima d’ora, infatti, in Bones era stato usato un espediente del genere.

Improvvisamente, il rumore distante di una porta che viene chiusa interrompe la quiete della camera da letto e la telecamera, con un’improvvisa accelerazione, “si volta” di scatto in direzione del rumore, finendo per inquadrare la porta ancora chiusa della camera da letto.
Grazie alle ombre proiettate dalla luce che dall’esterno della camera filtra da sotto la porta, intuiamo che nell’altra stanza c’è qualcuno, e il rumore che abbiamo appena sentito ci suggerisce che questa persona sia appena rincasata.
Mentre la telecamera si sofferma sullo spiraglio di luce, come in attesa di ulteriori indizi sul nuovo arrivato, la voce fuori campo continua:

«…but people are always wrong about that as they are about everything»

Sentendola per la seconda volta, riconosciamo a chi appartiene la voce narrante: si tratta di Tj Thyne, l’attore che nella serie interpreta il Dr. Hodgins, uno dei colleghi di Brennan.
Ripensiamo brevemente all’uomo che abbiamo appena visto nel letto, ma concludiamo che non può trattarsi di Hodgins in quanto, a differenza di lui che è biondo e riccio, l’uomo nel letto è castano.

Finalmente la porta della camera da letto si apre e una donna entra nella stanza, richiudendo poi la porta alle sue spalle.
Che si tratti di una donna lo sappiamo soltanto perché l’inquadratura insiste sui suoi piedi, che calzano un paio di scarpe con il tacco alto, indubbiamente femminili.
Anche la sua identità, tuttavia, ci viene ancora tenuta nascosta.

«In the darkest moments before dawn, a woman returns to her bed»

Arrivata ai piedi del letto, la donna si sfila il vestito, che vediamo cadere ai suoi piedi, ma l’inquadratura ancora non ci mostra nulla sopra il suo polpaccio.

«What life is she leading? Is it the same life she was living half an hour ago? A day ago? A year ago?»

Una volta che la donna si è sfilata anche le scarpe, la telecamera ritorna sull’uomo, questa volta inquadrandolo dal lato che permette di vederlo in volto: è Booth. Eppure la voce fuori campo domanda:

«Who is this man?»

Quindi è Booth o non è Booth?

Un braccio della donna compare nella visuale a cingergli la vita e lo desta dal sonno; quando l’uomo si gira verso di lei possiamo finalmente vedere in volto anche lei: si tratta di Brennan!

[ Se avessimo seguito le anticipazioni e gli spoiler rilasciati prima di questo episodio avremmo saputo che, da mesi, la stampa annunciava che Booth e Brennan sarebbero finalmente andati a letto insieme. Nel marzo 2009 persino TvGuide (la più autorevole testata americana in fatto di televisione) aveva dedicato alla coppia la sua copertina, gridando al mondo: “Yes, they will!” ]

Che fossimo a conoscenza degli spoiler oppure no, la scena, presentata così, in apertura di episodio, senza un antefatto, una spiegazione o un filo logico che la ricolleghi agli eventi precedenti, ci coglie comunque di sorpresa. E non poco. E’ da 4 anni che il telefilm gioca sull’attrazione dei due protagonisti girandoci intorno senza mai risolverla, e improvvisamente l’evento che tutti stavano aspettando si sta consumando sullo schermo e nessuno sa perchè o come si sia arrivati a questo punto.

«Are they living separate lives or is it a single life shared?»

I due adesso sono faccia a faccia, lei gli sorride, lui le accarezza i capelli.

E’ Brennan la prima a parlare: «Do you love me?»
Booth le risponde: «Do you want me to prove it to you?»
Brennan scrolla le spalle: «If you’re not too sleepy…»

Ecco un altro elemento che non quadra: com’è possibile che Brennan parli di “amore”? Il suo personaggio, fin dai primissimi episodi, ha sempre sostenuto che quello che la gente chiama “amore” non è altro che il risultato di alcuni agenti chimici che agiscono sul corpo umano, il cui effetto è però effimero. Cosa sarà mai successo, tra l’ultimo episodio e questo, per farla ricredere?

A questo punto, mentre sullo schermo si susseguono le immagini della vera e propria scena d’amore, gestite ad arte con una serie di tagli di montaggio per integrare inquadrature da diverse angolazioni, la voce fuori campo commenta:

«A storm approaches. It is still over the horizon, but there is lightening in the air.
Are either of them aware of the gathering turbulence?
Can they feel the crackle of electricity in the wind?
Or are they aware of only the power that they generate between themselves?»

Mentre le effusioni continuano, la telecamera si inclina verso il basso fino ad impedirci di vedere i volti degli amanti, quasi a voler concedere loro la giusta privacy.
Bones_4x26_love_sceneIn questo movimento discendente, mentre si trova all’altezza del profilo di Booth, non si può fare a meno di notare le mani di Brennan, non solo per il vistoso smalto rosso (altro elemento insolito per lei, che generalmente non ne porta), ma soprattutto per i due anelli indossati sugli anulari: quello a destra è l’anello di famiglia, ma quello a sinistra ha tutta l’aria di essere un anello di fidanzamento, se non addirittura una fede.
I due sono quindi addirittura sposati? Com’è possibile? Un altro dei principi che Brennan ha espresso più e più volte nella serie canonica è l’assoluta avversione per qualsiasi forma di matrimonio.

La dissolvenza con cui termina questo primo segmento dell’episodio, una cosiddetta “glow transition”, avvalora i nostri sospetti che ci sia qualcosa di inusuale in quello che stiamo vedendo: questo tipo di transizione, infatti, viene generalmente usata per conferire “un’aurea di sogno e di mistero ai personaggi o agli ambienti” (fonte).

Quando l’immagine torna a fuoco dopo la transizione, la telecamera è rivolta verso una finestra da cui filtra la luce del sole: è giorno.
Una carrellata verso sinistra ci rivela che ci troviamo nella stessa camera di prima: l’abbat-jour adesso è spenta, la radiosveglia segna le 05.43, Booth si è nuovamente addormentato rivolto verso il comodino, e, come nell’inquadratura iniziale, di lui riusciamo a vedere solo la parte del profilo che sbuca dalle lenzuola, dalle spalle in sù.
L’inquadratura si allarga e ci permette di vedere che Brennan adesso occupa il lato opposto del letto, addormentata in una posizione speculare a quella del compagno.

«The first hint of this storm is not a thunderclap…it is a knock»

Si sente in lontananza qualcuno bussare insistemente alla porta.
Dopo un fugace battibecco, è un assonnato Booth, vestito di un appariscente accappatoio rosa, ad andare ad aprire.
Bones_4x26_cam_jared_policemenDall’altro lato trova ad attenderlo Cam e suo fratello Jared, che…lavorano nella polizia(!)
Questa rivelazione ci conferma che questi personaggi che stiamo vedendo non sono in realtà quelli della serie canonica. In Bones, infatti, Cam è una rinomata patologa a capo del laboratorio forense del Jeffersonian, nonchè il capo di Brennan, ma nonostante abbia un passato da coroner nella polizia di NY, non è mai stata davvero un detective. Anche Jared non è mai stato un poliziotto: pur essendo fratello di Booth anche nella serie canonica, infatti, lì era un ufficiale della Marina.

Spettinata, struccata e avvolta in un accappatoio decisamente troppo grande per la sua taglia, anche Brennan li raggiunge, curiosa di sapere cosa stia accadendo.
La battuta di Cam: «A body was found at your night club» conclude questa prima sequenza e ci conferma che i Booth e Brennan che abbiamo visto finora non sono gli investigatori di cui da 4 anni seguiamo le vicissitudini, ma i proprietari di un night club.

3.2 Una panoramica sulla parte centrale

La parte centrale dell’episodio è fondamentalmente dedicata alla risoluzione di questo omicidio avvenuto al night club chiamato (guarda caso) “The Lab”, di cui Booth e Brennan (che qui vengono chiamati “Mr. B” e “Bren”) sono i proprietari.

Come in tutti gli episodi di Bones, quindi, anche qui lo sfondo su cui si dipanano tutte le vicende personali e professionali dei personaggi è quello di un caso di omicidio, ma la particolarità è che stavolta non ci sono ossa né indagini forensi, ma tutto si svolge in questo universo parallelo dove i personaggi e le ambientazioni sono gli stessi di sempre ma presentati un modo completamente diverso, che, pur nella diversità, mantengono comunque almeno una caratteristica o un riferimento all’universo canonico della serie, che per lo spettatore fedele si rivelano delle vere e proprie “chicche”.
Ad esempio quando viene chiesto ad Angela di riconoscere la vittima, ci strappa un sorriso il fatto che lei chieda di poterne vedere una foto da vivo perchè non ha una «very good visual imagination», quando invece nella serie canonica è esattamente l’opposto, dato che il suo lavoro di artista forense consiste proprio nel ricreare i volti delle persone morte.

Questo tipo di informazioni, sul momento meramente funzionali alla costruzione di mappe situazionali che consentano ad uno spettatore qualsiasi di comprendere la natura e i caratteri dei personaggi di questo mondo finzionale, assumono in realtà un significato più profondo per quegli spettatori che, con un’attività retrospettiva, possano attingere e conrontarle con le loro conoscenze pregresse della serie canonica.

Stesso discorso per quanto riguarda le numerosissime autoreferenzialità inserite nell’episodio, alcune più evidenti (come Vincent che dice a Zack«You’re the type of moron who goes to jail for a crime he didn’t commit» in riferimento al fatto che abbia in quel momento lasciato le sue impronte sull’arma del delitto, ma con una palese allusione al fatto che nella serie canonica Zack non abbia mai rivelato di non aver effettivamente commesso l’omicidio per cui lo hanno internato), Bones_4x26_zack_shoesaltre un po’ meno (come in quella buffa scena di cui molti non hanno compreso il significato, in cui Zack si lamenta con Bren perchè mentre era in prigione «Someone stole my shoes» il riferimento è al fatto che, nella serie canonica, mentre lui sta scontando la sua pena, qualcuno gli ha, per così dire, “fatto le scarpe”, ovvero ha preso il suo posto come assistente di Brennan).

Non mi starò ora a dilungare su come procedano o le indagini o su chi sia il colpevole perchè non ci interessa ai fini di questa analisi, ma passerò direttamente alle sequenza finale, fondamentale per analizzare la macrotessitura dell’episodio.

3.3 La sequenza finale


Dalle immagini della performance dei Motley Crue sul palco del “The Lab” una dissolvenza al bianco ci introduce alla seconda sequenza in esame, quella finale.

«You love someone, you open yourself up to suffering. That’s the sad truth.
Maybe you’ll break their heart, maybe they’ll break your heart and never be able to look at yourself in the same way.
Those are the risks.»

E’ notte, il concerto è finito, il club è ormai deserto e Wendell, il buttafuori, sta facendo il suo giro serale per chiudere.
Le luci dell’ampio locale vengono spente ad una ad una, solo un ambiente rimane illuminato: l’ufficio di Bren.
Mr. B, lasciando cadere la giacca su una sedia, confessa che forse ha ragione Bren a voler vendere il club, ma lei obietta che se la polizia non riesce a collegare la pistola a Jared, lui non andrà in prigione e avrà quindi bisogno di un lavoro perciò non possono vendere il club. Aggiunge poi di avere una confessione da fargli.

«You see two people and you think they belong together… but nothing happens»

Segue un momento molto tenero in cui Bren rivela a Mr. B di essere incinta e lui è entusiasta per la bella notizia. I due si baciano e sembrano il quadretto perfetto per una chiusura alla “e vissero tutti felici e contenti”…

Bones_4x26_bren_pregnant

…ma ancora una volta la voce fuori campo richiama la nostra attenzione:

«The thought of losing so much control over personal happiness is unbearable»

Una rapida dissolvenza al bianco ci scaraventa dal quadretto della famigliola felice a un Booth intubato, con la testa bendata, che giace inerme in un letto di ospedale.

Bones_4x26_booth_ospital

«That’s the burden»

E’ come una doccia gelata: i colori caldi della scena precedente lasciano spazio ai toni freddi grigio-bluastri del letto d’ospedale, ricordandoci che nella “vera” storia Booth è alle prese con un male gravissimo, da cui non sappiamo se riuscirà a riprendersi.

Lo vediamo muovere impercettibilmente le palpebre e le labbra, come se stesse sognando e la prima cosa che ci viene in mente è che quell’universo parallelo altro non fosse che il suo sogno. Ma la sequenza non è ancora finita.
Su uno schermo, qualcuno sta digitando le parole che la voce fuori campo continua a recitare:

«Like wings, they have weight. We feel that weight on our backs, but they are a burden that lifts us»

Ancora uno stacco e la nuova inquadratura ci permette di vedere che a scrivere sul suo laptop è Brennan. A bassa voce, recita le parole che sta scrivendo e, sull’ultima frase, la sua voce si sovrappone a quella della voce narrante:

«Burdens that allow us to fly»

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L’espediente è semplice ma potente e ci permette di capire che, per tutto il tempo, la voce narrante non aveva fatto altro che raccontare quello che lei stava scrivendo, quindi tutta la storia dell’universo parallelo non era solo il sogno di Booth, ma piuttosto Booth che sognava quello che Bones gli stava leggendo.
Questo sì che ha senso!
Brennan, infatti, oltre ad essere una rinomata antropologa forense, è anche una famosa autrice di best-seller, quindi non stupisce che, seduta al suo capezzale per tre giorni, abbia voluto ingannare il tempo dedicandosi alla scrittura e sia finita, come sempre, a scrivere qualcosa di imbarazzantemente autobiografico.

Brennan alza lo sguardo dal suo computer e una sua soggettiva ci mostra Booth, ancora immobile nel letto di fronte a lei.
Lei riporta quindi lo sguardo su ciò che ha scritto, ma non è convinta, scuote la testa e preme il tasto “Delete” cancellando tutto.
In quello stesso momento, Booth si sveglia.
La prima cosa che farfuglia è: «Such a weird dream»
Brennan si precipita al suo fianco, e, prendendogli la mano, gli spiega che l’operazione è andata bene, ma ha avuto una brutta reazione all’anestesia, che lo ha mandato in coma per tre giorni. Booth continua a parlare di come sembrasse reale il suo sogno, ma Brennan, commossa, gli spiega che non lo era.
Lui, quindi, la fissa un attimo e, spaesato, con gli occhi lucidi le domanda:

«Who are you?»

Grazie a questa brevissima scena in ospedale, tutti i precedenti 40 minuti acquisiscono finalmente un senso e le domande che tanto ci preoccupavano in apertura di episodio sembrano finalmente trovare una risposta.

Tutto qui, quindi? In realtà no, adesso inizia l’analisi vera e propria.

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